DENTI E RISULTATI SPORTIVI SONO INTIMAMENTE LEGATI




















































23/06/2008 Per ottenere buoni risultati nello sport "stringere i denti" non basta: è necessario che l'arcata superiore e quella inferiore coincidano in modo perfetto, per evitare prestazioni al di sotto delle proprie possibilità e disturbi muscolari. Del rapporto tra occlusione e prestazioni atletiche se ne parlava già da tempo, ma solo adesso la medicina scientifica ha risultati che cominciano a confermarlo. L'odontoiatra milanese Alessandro Beraldi, perfezionato in Posturologia e Gnatologia clinica e consulente del reparto di Posturologia Sportiva dell'Università Bicocca, ha presentato i risultati di uno studio condotto su cinque atlete del Basket Carugate, squadra che milita nella serie A2 femminile, durante il 1° congresso nazionale di medicina osteopatica "La clinica incontra l'osteopatia: verso una medicina sistemica" organizzato dalla Fondazione L.U.Me.N.Oli.S. (Libera Università di Medicina Naturale ed Olistico-Sistemica) in collaborazione con AIROP (Associazione Italiana per la Rieducazione Occluso-Posturale). La ricerca, realizzata in collaborazione con l'Università Bicocca di Milano e il centro Isokinetc, ha avuto come risultato finale la dimostrazione che esiste un rapporto tra occlusione dentale e prestazioni atletiche, pur essendo necessario valutare una casistica ben più ampia: rispetto all'occlusione normale, l'utilizzo di bite - una placca, normalmente in resina, che viene posta tra le due arcate dentarie per ottimizzare l'intercuspidazione dei denti e la posizione della mandibola nello spazio porta a un miglioramento del 4,6 per cento della forza massima e del 6,6 per cento del lavoro, cioè della forza espressa durante tutto il movimento. "Rispetto alla situazione "normale", l'uso di bite universali ha portato ad un aumento del 2,4 per cento medio della forza massima e una diminuzione dell'1,2 per cento del lavoro; con i bite personalizzati, il picco di forza massima aumentava del 4,6 per cento e il lavoro del 6,6 per cento". I primi risultati sono incoraggianti, anche se il campione non è numericamente elevato: l'Università Milano Bicocca sta lavorando proprio per avere una casistica sufficientemente ampia in modo da mettere un punto fermo sulla relazione tra bilanciamento occlusale e prestazioni sportive. Tra le atlete che si sono sottoposte ai test, anche Angela Arcangeli, campionessa italiana della pallacanestro femminile. Arcangeli, olimpionica nel 1992, vanta tre scudetti e quattro coppe dei Campioni, oltre a 99 presenze in Nazionale (quattro i campionati europei ai quali ha partecipato, più i mondiali d'Australia). L'atleta, che oggi milita nella Liomatic Umbertide neopromossa in A1, ha potuto notare dei significativi miglioramenti. "Con l'utilizzo del bite sono venuti meno quei fastidi alla schiena e al tendine di Achille che in alcune occasioni mi hanno addirittura bloccato", spiega Arcangeli. "Star bene fisicamente è la base per una buona prestazione tecnica in campo». E i risultati sul parquet sono migliorati. Arcangeli porta il bite in allenamento e durante le partite. "All'inizio era un po' fastidioso, ma si è trattato solamente di farci l'abitudine: adesso, che lo uso in modo costante, posso vederne i benefici".